Al Camo. Tra il confine e l’immenso

Massimo Berzolla

Al Camo. Tra il confine e l’immenso

Il reading annuale organizzato da La Camoteca in ricordo di don Paolo Camminati ha visto quest’anno l’accostamento della musica alle letture in tre “stazioni” sul tema “Tra il confine e l’immenso”:
1. Giardini Margherita – confine vicino / lontano
2. Basilica di San Savino – confine cielo / terra
3. Seminario Vescovile / Camoteca – confine dentro / fuori
Ore 16.00 – Giardini Margherita: Musica – Alessandro Colpani / Letture: Bernardo Carli, Eleonora Marzani
Ore 16.45 – San Savino: Musica – Massimo Berzolla / Letture: Marcello Spigaroli
Ore 17.30 – Seminario: Musica – Tempus Fugit / Letture: Barbara Sartori, Elisabetta Paraboschi
PROGRAMMA e COMMENTO DEI BRANI ORGANISTICI ALL’ORGANO DELLA BASILICA DI SAN SAVINO

(Accoglienza)
JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750):
Preludio al corale “Wachet auf, ruft uns die Stimme” BWV 645 (“Levatevi, una voce ci chiama”)
Il celebre corale di Bach è tratto dall’omonima cantata, il cui argomento è ispirato all’episodio evangelico delle vergini sagge. Un invito a mettersi in vigile ascolto quando le parole vengono a mancare e il pensiero si apre a nuove espressioni che linguaggi “altri” possono sviluppare per affacciarsi al mistero.
La musica è una delle tante espressioni artistiche che il genio umano ha saputo creare: nessuna grande ispirazione potrà produrre opere in grado di parlare al cuore dell’uomo senza esercizio e sapienza artigianale; al tempo stesso l’artista ha il grande privilegio di esprimere e mettere in comune la propria esperienza e sensibilità (e genialità nei casi migliori…) con strumenti di straordinaria potenza, “spirituali” nel senso universale del termine.

Eucarestia
GIROLAMO FRESCOBALDI (1583-1643):
dalla “Messa della Madonna”: “Toccata per la levazione”
I “Fiori musicali” sono una raccolta di brani scritti per la liturgia da uno dei più grandi organisti e compositori del tardo Rinascimento.
In questa Toccata scritto per il momento della consacrazione, accordi statici evocano la dimensione contemplativa del brano, sottolineati da un registro tipico dell’organo italiano, la “Voce umana”, dal timbro dolce e quasi ultraterreno.
Nella seconda parte il brano l’autore introduce un ritmo stentato, nel quale potremmo leggere il balbettìo del cristiano davanti al mistero dell’Eucarestia, sacramento che esprime una extra-ordinaria forza di sconfinamento tra cielo e terra, vertiginosa verticalità e dimensione infinita di un amore eterno.

Battesimo
JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750):
Preludio al corale “Christ unser Herr zum Jordan kam” BWV 684
(“Cristo, nostro Signore, venne al Giordano”)
La terza parte del Clavier-Übung è una raccolta di corali detta anche “del dogma” o “Orgelmesse” o “del Catechismo” (di Lutero) e unisce la più alta sapienza compositiva del grande architetto della musica ad un profondo sentimento religioso ricco di simbologie.
Nel continuo fluire di note alla mano sinistra si può cogliere lo scorrere dell’acqua del Giordano, che è l’acqua del Battesimo; il tema del corale è affidato al pedale in forma di cantus firmus: “una voce si udì dal cielo”, “si aprirono i cieli” e lo Spirito discese su Gesù.
L’emersione dall’acqua, simbolo e origine della vita sulla terra, costituisce il superamento del limite da essa segnato per accogliere la vita vera che viene da Dio.
Bach racchiude il brano in 64 battute, corrispondenti al quadrato di 8, numero della rigenerazione battesimale (Cristo risorse otto giorni dopo l’entrata a Gerusalemme, otto sono le beatitudini, otto furono i superstiti dal diluvio dando origine a una nuova stirpe di uomini, sigillo della Nuova Alleanza –in pianta ottagonale furono costruiti tanti battisteri–).

La Croce
JOHANNES BRAHMS (1833-1897):
Preludio al corale “Herzlich tut mich verlangen” op. 122
(“Desidero di cuore una fine beata, poiché qui sono circondato da afflizione e miseria”)
La melodia di questo celebre corale (“O capo insanguinato”) è utilizzata da Bach nella grande Passione secondo Matteo. In Brahms percepiamo il sentire dell’artista tardo-romantico che al termine della sua vita scrive una serie di corali che costituiscono le ultime opere da lui composte.
Anche qui il tema del corale viene affidato al pedale in forma di cantus firmus, ma l’elaborazione alle tastiere rivela un accostamento al mistero carico di malinconia, dolore e rassegnazione. Ai piedi della croce, conficcata nella terra arida del Golgota e che si staglia verso il cielo ottenebrato, pare quasi distogliere gli occhi dal crocifisso e chiudersi nella stessa esperienza di abbandono e solitudine, nella quale le certezze della fede vengono a mancare e si resta in un attonito disorientamento.

La morte
MASSIMO BERZOLLA:
“Piccolo requiem per un’anima gentile”
Nella prima parte del brano accordi statici ed eterei contrastano con figurazioni dissonanti e dal timbro graffiante: vogliono simboleggiare l’irruzione della violenza della morte nell’esistenza umana, che anche quando si esprime in una dimensione spirituale elevata e salda subisce le profonde ferite del corpo nella sua caducità temporale e nella disarmante fragilità di fronte agli eventi.
Nella seconda parte appare il tema del “Lux æterna” gregoriano che conduce ad una pacificazione finale.
Un cammino, breve come fugace è la vita dell’uomo, per gettare lo sguardo oltre il confine più oscuro con speranza e fiducia.

Lo Spirito
MASSIMO BERZOLLA:
da “Tu septiformis munere”: Toccata sopra “Veni creator”
La composizione costituisce il brano conclusivo di una raccolta intitolata “Tu septiformis munere”: sette episodi intitolati ai sette doni dello Spirito Santo, al termine dei quali è posta questa Toccata finale divisa in tre sezioni, tutte costruite sul tema dell’inno “Veni creator Spiritus”.
Nella prima sezione forti suoni gravi del pedale rappresentano il tuono con cui si manifestò lo Spirito Santo agli apostoli. Il tema viene citato come uno squillo dal timbro argenteo e festoso.
Nella seconda sezione frammenti della melodia vengono scomposti su due tastiere in due tonalità diverse e con articolazioni e ritmi figurativi contrapposti: la varietà dei carismi che cantano lo stesso tema ma in modi diversi, in un fluire dialettico e dinamico.
Nella sezione conclusiva la melodia dell’inno si ricompone al basso con note larghe e potenti, mentre una figurazione brillante, composta dalle stesse note della melodia sovrapposte verticalmente, fa da contrappunto festoso al cantus firmus.
La ricchezza e la forza dell’agire umano, guidato e reso vitale dallo Spirito, sono espressione festosa dell’intima unione con il Creatore, che vuole la vita per l’uomo.